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venerdì 10 maggio 2013

DOMINO



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  Prevederlo o immaginarlo soltanto fu impossibile. Semplicemente accadde una mattina, all’improvviso, fra la sveglia e il caffè oppure mentre tutti erano fermi al semaforo. La terza guerra mondiale si limitò a esplodere. Esperti navigati, esimi politologi e perfino governatori fra i più potenti, proprio quel giorno lì, erano tutti presi da altri problemi più o meno grandi, più o meno importanti. In effetti, esattamente il giorno in cui il mondo sprofondò finalmente nella guerra, tutti erano concentrati sulle loro beghe quotidiane. Si ritrovarono a combattere quasi senza saperlo ancora, sorpresi da eventi a cui nemmeno avevano dato la minima attenzione, fatti occorsi nel totale silenzio dei media come se mai fossero avvenuti, come se non facessero parte della catena che alla fine compone il nostro presente. Tuttavia, per quanto trascurabili, gli anelli di una catena determinano e condizionano il destino ultimo dell’intero insieme. Fu così che, a sera inoltrata, il mondo intero aveva già dimenticato la pace.
   «Costanzo!», urlò una specie di troglodita in camicia a quadri e barbona ispida. Era apparso dal separé di un open space, espressione truce e occhiali sopra la fronte.
   «Che c’è, Rimoldi?», rispose l’omino con gli occhiali a fondo di bottiglia e la camicia perennemente a maniche corte dopo aver raggiunto la postazione da chissà dove.
   «Non lo vedi? Che diavolo significa secondo te?».

   Arturo Costanzo strabuzzò gli occhietti neri come palline, tolse gli occhiali, li pulì accuratamente con la pezzetta nel taschino della camicia. Il fenomeno era ancora sotto i suoi occhi: una schermata bianca dallo schermo del pc dell’orco barbuto Rimoldi, al centro spiccava la scritta: “ERROR 500″.
   «Si direbbe che la pagina web non sia disponibile, succede».
   «Come sarebbe a dire? Succede con tutte le pagine web che ho cercato di consultare da stamattina? Guarda…».

   Rimoldi scansò malamente le spallucce di Arturo e cominciò a far scorrere tutta la cronologia dalla finestra del browser. Le pagine bianche iniziarono a moltiplicarsi a dismisura.
   «Vedi? Qualsiasi sito web cerchi di consultare, vedo sempre ‘sta pagina maledetta. “ERROR 500… ERROR 500″. Stai combinando qualche diavoleria con il server?».
   «Assolutamente no. Vi avrei avvertito se ci fosse stato qualche problema o qualche aggiornamento del sistema in corso… Strano, sembrerebbe che…».
   «Secondo me è il provider che sta avendo problemi», intervenne Elisa, la tipa del marketing. Reggeva la solita tazzina di caffè ancora fumante nella sinistra e la matita verde e azzurra per i capelli nella destra. «Nemmeno io riesco più ad andare su internet, posso vedere soltanto quella schermata lì… una roba assurda, sono secoli che lo dico: bisogna cambiarli».




   Improvvisamente, come se la ricciolona avesse tolto un tappo, Costanzo si accorse di essere circondato da quasi tutto l’ufficio.
   «Elisa dice bene, quelli non valgono nulla… A me m’hanno buttato fuori nel bel mezzo di un’importantissima mail… E’ da stamattina che non riesco a vedermi la busta paga… Io stavo per mettere on line una circolare interna e “PAM!”, vai con ERROR 500… Costanzo, ma che state combinando nella stanza degli informatici stamattina? M’avete oscurato il sito della Gazzetta?».
   «Io… veramente non ne so nulla, ragazzi», si affrettò a rispondere Arturo arretrando verso l’ascensore. «Non sono ancora arrivato al mio pc, se mi date il tempo di fare qualche verifica…».

   L’ascensore si spalancò proprio in quell’istante, inavvertitamente e prima che Arturo avesse il tempo di premere alcun bottone.




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