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lunedì 4 novembre 2013

2050 - ITALIA ANNO ZERO



Costi notevoli, enormi, fino "a 30 miliardi di euro al 2050". Questa sarà la conseguenza finale del mancato adattamento ai cambiamenti climatici per l'Italia. Non è opinione più o meno ufficiale di climatologi. Non si tratta nemmeno di contenuti virali che circolano per il web. Lo ha dichiarato nero su bianco l'attuale ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, alla presentazione della Strategia nazionale per mitigare gli effetti prodotti dal riscaldamento globale. Come ha ancora dichiarato lo stesso Orlando, si tratta di "un documento chiesto dall'Ue e che da oggi sarà sottoposto a consultazione pubblica fino alla fine dell'anno" (ANSA).



Nel caso in cui ancora non ce ne fossimo accorti, dunque, ormai non è più semplice dibattito fra climatologi. Non più cambiamento climatico sì contro cambiamento climatico no. La domanda adesso è: quanto ci verrà a costare? Secondo gli esperti dell'ufficio Europeo dell'Oms, raggiungendo gli obbiettivi fissati nel 'pacchetto' 20-20-20, i sistemi sanitari risparmierebbero tra i 12 e i 29 miliardi di euro all'anno.


Secondo lo stesso ministro, se non adottiamo una strategia di adattamento, il cambiamento climatico in atto ci verrà a costare 20-30 miliardi nel 2050. Tale stima dipende da quale previsione si verificherà in futuro; le temperature medie da qui al 2050 potranno aumentare di 0,9 gradi nell'ipotesi ottimista, oppure fino a 1,2 gradi in quella più pessimista. Di conseguenza, la perdita della nostra ricchezza nazionale (ormai sempre più esigua) oscillerebbe fra lo 0,12% - 0,16% (aumento di 0,9 gradi) oppure lo 0,2% (aumento di 1,2 gradi) del Pil. A pagare i prezzo più alto, secondo Orlando, sarà "il turismo e l'economia delle regioni alpine".

Il quadro dipinto dal ministro, anzi, sembra molto fosco: "nel giro di pochi decenni [l'Italia] potrebbe subire un impoverimento delle riserve d'acqua, desertificazione, incendi sempre più frequenti, frane e alluvioni, perdite di ecosistemi e di raccolti, crescente erosione costiera". Aumenterà, inoltre, la "possibilità della diffusione di malattie infettive di tipo tropicale". Non solo. A tutto ciò bisogna aggiungere "i problemi per le nostre infrastrutture" e per esempio "il calo della produzione idroelettrica" a seguito della riduzione della disponibilità di acqua.

Per tutta questa serie di ragioni, per Orlando è "importante cominciare a preparare il nostro Paese al clima che sta cambiando. Investire ora significa avere meno danni in futuro una parte importante della vita economica e civile del Paese è sottoposta a questo pericolo. E' un tema che ha rilevanti effetti economici. Si potrebbe dire che contrastare i cambiamenti climatici significa avere più Pil".

E per opere ed iniziative, Orlando pensa già alle risorse: "Sicuramente nei Fondi Ue 2014 ci saranno misure dedicate a questi temi. Una percentuale delle risorse Ue sono ampiamente orientate al sud", dove c'è una concomitanza di fattori 'sensibili'. Ma "non limiterei il discorso solo al sud", anche perché in altre zone d'Italia ci sono rischi diffusi. Infine Orlando, ricordando il 'manifesto' proposto dai ministri europei, afferma la necessità che l'Europa continui ad avere il ruolo di leadership nella lotta alla riduzione delle emissioni; un contesto, fatto di nuove "regole ecosostenibili per la competizione", che "conviene all'Italia", anche perché sul fronte "ricerca e innovazione abbiamo più cose da dire".
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