domenica 8 maggio 2016

VERA FANTASCIENZA #5 - QUANDO SI DICE RESISTERE!

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Venera 13, lander (primo piano) e orbiter (sullo sfondo)
Una domanda all'apparenza sciocca: qualcuno di voi ha idea di cosa siano i curiosi oggetti rappresentati nella foto?
Sono forse enormi pentoloni? Difficile immaginare l'utilizzo di pentoloni alti circa cinque metri, personalmente non saprei dare esempi di un simile utilizzo.
Sono forse dischi volanti precipitati chissà come e chissà dove sulla superficie terrestre? Beh, visto il caratteristico marchio CCCP stampigliato sulla carcassa, anche questa ipotesi ufologica sembra assai infondata.
La risposta, dopotutto, non è affatto complicata. Dal momento che in questa rubrica parliamo di oggetti reali e di uso effettivo, sebbene possano sembrare tratti di peso dall'immaginazione di uno scrittore di fantascienza, cosa potrebbero essere?

Non ci arrivate ancora? No fear, ve lo dico io dai! Si tratta di sonde spaziali, oggetti creati e utilizzati per l'esplorazione del nostro sistema solare. In particolare, a dispetto dell'apparenza, si tratta di una sola sonda spaziale (non di due!): la Venera 13, suddivisa nei suoi due componenti. Il suo aspetto, ovviamente, ha una ragione pratica.

Venere fotografato proprio dalla Venera 13 e 14
Fu progettata negli anni Settanta per uno scopo ben preciso quanto ambizioso, una vera e propria sfida per la tecnologia e per l'orgoglio del blocco sovietico in piena guerra fredda: l'esplorazione di Venere. A seguito dello sbarco americano sulla luna (il famoso allunaggio del 1969 e le successive missioni coronate da successo), il gigante sovietico decise di non mollare la corsa allo spazio rivolgendo le attenzioni agli altri pianeti del sistema solare. La sfida era assai più complicata e ostica della conquista della luna, presupponeva il passaggio a un livello successivo della sfida: alzare l'asticella, raddoppiare la posta invece di mollare la partita. Da qui il Programma Venera, nato con l'obbiettivo di esplorare la superficie del secondo pianeta in ordine di distanza dal sole (il più vicino alla Terra), ricevette nuovo impulso.
Le missioni venera erano partite fin dal 1961, ma il primo eclatante successo avvenne solo cinque anni dopo. La sonda Venera 3 fu il primo oggetto terrestre ad atterrare (malamente) su un altro pianeta schiantandosi sulla superficie di Venere senza riuscire a trasmettere alcuna informazione sul suolo.
Francobollo celebrativo di Venera 3
Una vittoria di Pirro, direte voi. Forse! Sta di fatto che pochi anni e qualche altra missione dopo, era il 1970, la sonda Venera 7 atterrò con successo riuscendo perfino a trasmettere una discreta quantità di dati alla base. Non durò molto, la sonda smise di funzionare dopo appena trentacinque minuti. Eppure, la tecnologia spaziale sovietica aveva appena stabilito un nuovo record: Venera 7 fu il primo oggetto costruito sulla Terra ad atterrare su un altro pianeta e a trasmettere informazioni. Non rimaneva che continuare sulla strada intrapresa, a dispetto dei notevoli successi americani con il Programma Apollo. Le missioni venera si susseguirono imperterrite, continuando a spostare l'asticella della sfida tecnologica sempre più in là. Altro snodo cruciale arrivò puntualmente nel 1975, con la missione Venera 9. Bisogna dire che le sonde Venera 9 e 10 (lanciate rispettivamente l'8 e il 14 giugno 1975) rappresentavano un'evoluzione sostanziale rispetto alle sonde che le avevano precedute. Conoscendo le terribili condizioni del suolo venusiano e sfruttando l'esperienza accumulata nelle missioni precedenti, le sonde furono progettate come dei veri e propri batiscafi capaci di reggere a pressioni atmosferiche elevate. Furono dotate, inoltre, di un sistema di raffreddamento a fluido per evitare che la temperatura interna potesse salire troppo velocemente. Funzionarono così bene da durare ben 53 (la prima) e 65 minuti (la seconda) sulla superficie del pianeta prima di guastarsi definitivamente. Inoltre, cosa ancor più importante, riuscirono a inviare perfino delle foto in bianco e nero del suolo venusiano.

Venere fotografato da Venera 9
Ennesimo record raggiunto dalla tecnologia sovietica che, proprio mentre la NASA abbandonava definitivamente la luna, gettava le basi per esplorare seriamente uno dei pianeti più difficili del nostro sistema solare. Il passaggio agli anni Ottanta vide un ulteriore incremento dello sforzo all'interno del programma. Dopo il parziale successo delle sonde 11 e 12, eccoci quindi a Venera 13 che riscrisse nuovamente la storia dell'esplorazione spaziale insieme alla sua gemella Venera 14.
Lanciate verso la fine del 1981 a pochi giorni di distanza, le due sonde raggiunsero l'orbita di Venere nel marzo del 1982. I rispettivi lander iniziarono la loro discesa verso la superficie fra l'1 e il 5 di marzo. Dovette essere una discesa assai simile a quella verso gli inferi. Attraversarono spessi strati di nuvole cariche quasi completamente di acido solforico immergendosi a pressioni e temperature atmosferiche davvero impossibili. Riuscirono a inviare numerosi dati sulla composizione delle nubi di Venere e, una volta atterrati, sul suolo sopra cui si erano posate.

Venere a colori ripreso da Venera 13
Le immagini inviate stavolta erano a colori (le prime, e le uniche, della storia dell'esplorazione spaziale), mostravano un suolo glabro e dalle forme piatte e schiacciate contro un'orizzonte fin troppo vicino, un cielo perennemente cupo e giallastro. Pur essendo il top del know how in fatto di sonde venusiane, Venera 13 e 14 durarono rispettivamente 127 e 57 minuti. In questo notevole (date le condizioni di temperatura e pressione al suolo) lasso di tempo ebbero la possibilità di trivellare il suolo, raccogliere alcuni campioni di roccia e inviarne i risultati delle analisi ai rispettivi orbiter nello spazio intorno al pianeta. Giusto per darvi un'idea di cosa può voler dire ritrovarsi all'improvviso sul suolo venusiano, sappiate che le sonde inviarono le seguenti informazioni relative alle condizioni atmosferiche prima di smettere di funzionare:
Venera 13
Temperatura al suolo: 457 gradi centigradi, pressione 84 atmosfere.
Venera 14
Temperatura al suolo: 465 gradi centigradi, pressione 94 atmosfere.
Niente affatto male come prova di resistenza, non vi pare? 
Alla prossima!

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