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martedì 14 maggio 2013

SAVIANO E IL TRITACARNE



   
   Ci risiamo. Stavolta al centro delle polemiche è finito l'insospettabile Roberto Saviano, ennesimo esempio di come ormai il mondo dei media sia diventato un vero e proprio tritacarne. Per tutta la giornata di oggi (14/05/2013) tutti i blog hanno rimbalzato la notizia: Saviano perde la causa per diffamazione, da lui stesso intentata, contro il giornalista di "Liberazione" Paolo Persichetti (qui uno dei tanti articoli). Saviano bugiardo, dunque, Saviano "sputtanato", Saviano contro il diritto di critica, Saviano cattivo... Insomma, tutta la giostra mediatica si muove puntualmente e senza riguardo per il paladino di "Gomorra". Personalmente vorrei soltanto condividere con tutti voi alcune riflessioni, senza aggiungere altra benzina al fuoco.
   
1) L'eroe senza macchia scende dal piedistallo. Si rivela una persona come noi, con i nostri stessi difetti e ambizioni. Chi di noi non sarebbe portato ad "addomesticare" la verità per una dose maggiore di notorietà? Quale scrittore non piegherebbe i fatti alla fantasia narrativa? Io penso che i difetti e gli eventuali errori di Saviano non cambiano quello che ha realizzato con la sua opera: portare alla luce le dinamiche della criminalità organizzata, far vedere come incide sulla nostra quotidianità, aiutarci a riflettere su questo. L'opera va al di là dei difetti del suo creatore.
2) Il circo mediatico, ancora una volta, si mette in moto per coprire di polvere e fango più che per informare. Certo Saviano si è creato molti nemici con il suo atteggiamento e con il suo protagonismo, tuttavia i media non fanno altro che soddisfare la nostra sete di sangue. Diciamoci la verità, chi di noi non vorrebbe curiosare sulle ombre? Abbiamo sempre fame di scandali, di rivelazioni odiose. E in nome di questo, spesso, siamo portati a dimenticare troppo facilmente. Troppo facile cancellare l'opera di qualcuno mettendone in evidenza le macchie e gli errori personali. Fa parte della natura umana, o è la nuova strategia della famosa "macchina del fango"? Perché continuiamo sempre di più ad innalzare le semplici persone e sempre meno consideriamo ciò che fanno?
3) A proposito dell'opera di Saviano, nonostante la sua portata innovativa e meritoria, devo dire una banalità: non si avvicina minimamente alla levatura dell'opera di Sciascia. Chiaro, lui ha denunciato esplicitamente, ha mostrato la criminalità all'opera. Tutto, però, rimane legato alla sua persona più che alla sua qualità letteraria. Chi di voi non ricorda i mitici personaggi de "Il Giorno della Civetta"? I dialoghi, le situazioni, le scene esasperate di "Todo Modo"? Come siamo arrivati da Sciascia a Saviano? Da una letteratura di denuncia a una denuncia in forma letteraria? Non è una critica contro Saviano, si badi bene, ma un banale spunto di riflessione.
Saluti e baci.



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