giovedì 1 agosto 2013

TERMINI L'ATTESA (Dedicato a Tiziana)




     Stridule, acute, gravi, labili, improvvise, di ogni genere, colore, timbro. Voci, disparate e all'apparenza incorporee. Una baraonda, ecco cosa. Blablablablablablabla... Una sorta di concerto di visi, lineamenti, vestiti, gesti, camminate, oggetti, bagagli, odori, uniformi di vario genere. Più mi inoltravo all'interno della stazione, più tendevo a confondere contorni, forme, rumori, sguardi in un unico solo movimento. Si poteva definire come un'onda. Prolungata, fluida, lenta nella sua corsa, sciabordava inondando ogni microscopico angolo di Roma Termini. Portava con sé un nemico invincibile, come il mare increspato porta pioggia e tempesta. Il caldo infernale. Non una semplice conseguenza di quell'onda umana. No, l'afa ne era il compagno fedele e, per la mia esperienza, inseparabile. I due fenomeni andavano sempre accoppiati, quasi facce distinte della stessa moneta. Dovevo aspettarmelo in quella stagione, dopotutto. Simbionti gemelli di un'estate qualunque in città. Spossato dall'idea, mi lasciai cadere sullo sgabello della cabina per le foto. A che pro? Resistere non serviva a nulla, sarebbe stato l'ennesimo, ignobile, lunedí di fine luglio. Una semplice giornata immersa nella vorticante calura bluastra, madida di passati sudori ormai rappresi e futuri aridi pensieri di paradisi mai raggiunti. Eppure rimanere a casa quella mattina sarebbe stato ben peggio. Lo spettro del foglio bianco sciamava echeggiando fra le vuote pareti del mio cranio, non smetteva di annunciarmi il nulla più nulla di un emerito nulla. Quella giornata era destinata a non aver senso, una svanita attesa di un non so cosa, un infinito spazio bianco di parole. Null'altro che quello: assaggio di nulla. Non lo nascondo, ero vagamente disperato quando vidi "giacchetta bianca".
     Immobile, una statua in fotografia, nel bel mezzo dello sciabordare umano tutt'intorno. Non so davvero come mi balzò all'occhio; se per i suoi lunghi capelli biondi perfetti adagiati sulle spalle, se per la giacchetta candida e immacolata nel gran caldo o se per quelle gambe così lisce e scolpite. Credetemi, non lo so. Improvvisamente era lì, a pochi metri da me. Immobile e perfetta, priva di volto eppure perfetta... 

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