sabato 26 ottobre 2013

RECENSIONE - IL QUINTO POTERE



Titolo originale: The Fifth Estate
Anno: 2013
Durata: 129 minuti
Genere: Drammatico
Regia: Bill Condon
Distribuzione (Italia): 01 Distribution
Cast:  Benedict Cumberbatch, Daniel Brühl, Anthony Mackie, David Thewlis, Alicia Vikander.

Uscita italiana: 24 ottobre 2013.
Trama (fonte: wikipedia): Il film si snoda intorno alla vicenda del fondatore di WikiLeaksJulian Assange e del suo collega Daniel Domscheit-Berg decidono di puntare i riflettori del mondo sulle storture di un sistema di potere e privilegi, creando una piattaforma per la diffusione di informazioni riservate in forma anonima. Nel giro di poco tempo riescono a raggiungere il grande pubblico, diventando un vero e proprio strumento di controinformazione globale. Le tensioni tra i due, però, si scatenano quando riescono a raggiungere la più cospicua raccolta di informazioni riservate degli Stati Uniti.



Il film prende le mosse dall'incontro fra Assange e Daniel Domscheit-Berg, nel 2007. Inizia da lì la scalata alla notorietà di Wikileaks. Insieme i due amici porteranno la nuova piattaforma informatica alla fama internazionale nel breve corso di 3 anni, pubblicando una serie di segreti clamorosi. L'intesa fra i due, tuttavia, sembra rompersi nel 2010 a causa dell'impresa più famosa di Wikileaks. La divulgazione dei cablogrammi e dei resoconti di guerra in Afghanistan del governo americano, infatti, rappresenta nella trama del film il paradossale evento che porta alla distruzione l'organizzazione interna del sito. Ormai Wikileaks e lo stesso Assange sono da considerare nemici di quasi tutti i governi del pianeta (vi ricordate la pubblicazione dei rapporti su Berlusconi?). Non vi diró altro sulla trama del film, vi basti sapere che oggi Assange ha querelato l'ex amico Domsheit-Berg per le rivelazioni pubblicate nel libro Inside Wikileaks, a cui il film in parte si ispira.

Mi aspettavo un film simile a The social network  e in parte sono stato accontentato. Anche in questo caso, la trama è giocata sul rapporto difficile fra due amici, sul tradimento finale dell'amicizia stessa. Quella di WikiLeaks, però, è una storia più complessa. Non si trattava semplicemente di narrare la nascita di una nuova piattaforma informatica, di una tecnologia che ha permesso la divulgazione dei segreti di stato cambiando definitivamente il concetto stesso di segreto. Soprattutto, a mio avviso, si trattava di evidenziare l'ideologia di un nuovo attivismo, dove la tecnologia e il web in particolare hanno fornito gli strumenti micidiali a individui singoli per protestare attivamente contro le mancanze istituzionali. Per immaginare la portata del fenomeno di cui Wikileaks è paradigma, ci basti pensare qui in Italia alla nascita e rapida ascesa di M5S.


Da qui possiamo renderci conto dell'importanza che questo film dovrebbe avere e della delicatezza del tema. Purtroppo, proprio nel tentativo di evidenziare questo rapporto nuovo fra tecnologia e attivismo, il film non risulta molto convincente. Condon sicuramente si inserisce nel nascente filone cinematografico dell'internet 2.0 (oltre al già citato The Social Network, infatti, presto vedremo sugli schermi anche il biopic su Steve Jobs). Tuttavia Il Quinto Potere è ben lontano dai precedenti documentari TPB: AFK e We are legion  a cui pure cerca di richiamarsi. La sensibilità del regista sembra più orientata ad uno sguardo superficiale, filtrato dalla lente di alcuni cliché holliwoodiani.

Nella scelta del titolo italiano, ad esempio, c'è già un grosso equivoco. Non so se tale scelta sia stata voluta o meno dalla produzione del film ma la chiara allusione al capolavoro di Orson Wells (Quarto Potere) sembra suggerire un'accostamento fra Assange e il più egocentrico, misero, protagonista della storia del cinema. Nel film di Wells, infatti, il protagonista è schiacciato da se stesso. Nonostante il suo potere e la sua ricchezza, egli vive lontano dagli affetti e muore completamente solo. Cosa c'entra con Julian Assange? Certo il personaggio non è esente da manie egocentriche, certo in lui è costante la contraddizione fra ricerca della verità e ricorso alla mistificazione. Ma che ne è dell'aspetto ideologico della sua opera? Questo film ha forse insistito troppo nel rappresentarne le contraddizioni con la classica dinamica del buono e cattivo. Assange, in sostanza, ci viene presentato come una sorta di egocentrico affetto da manie anticonformiste. Quasi un maniaco di se stesso, a tratti isterico, sicuramente fuori dai cardini di qualsiasi rassicurante normalità e completamente roso dal risentimento verso l'ex amico traditore Domscheit-Berg. Ho avuto la sensazione che si sia voluto semplificare un po' troppo, ridurre un fenomeno e un personaggio decisamente complessi ad una interpretazione bidimensionale. Laddove poteva servire una presa di posizione, il regista si limita invece a presentare dei fatti già belli abbreviati e condensati. Insomma, secondo me, ne esce una pellicola un po' piatta e alla fine non troppo capace di inquadrare appieno il fenomeno Assange/Wikileaks. Forse il tema meritava una visione, un'attenzione e un approfondimento più meditati e meno convenzionali.

Posta un commento